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giovedì, 16 ottobre 2008

CAOS “PAULLESE”:
CHIEDIAMO IL PROLUNGAMENTO DELLA LINEA
METROPOLITANA M3 DA S.DONATO A PAULLO
 
FIRMATE LA PETIZIONE sul sito http://www.petitiononline.com/M3PAULLO/

  
AGGIORNAMENTO FIRME: 
RAGGIUNTE  

Il macigno della Corte dei Conti sul prolungamento M3 a Paullo

La situazione in cui versa l’Accordo di Programma, sottoscritto nel novembre scorso, è grave. L'articolo 9 (“Interventi sulla rete ferroviaria e metropolitana”) prevedeva la sottoscrizione, entro 6 mesi, di uno specifico accordo per lo sviluppo infrastrutturale su ferro per la mobilita’ pubblica nell’Est-Milanese e nord-lodigiano. I sei mesi sono ampiamente scaduti sin dal 2 maggio scorso, come si evince dal dettaglio del cronoprogramma (allegato 6 dell’AdP) di seguito illustrato:


Sin da allora si registrano le prime e gravi inadempienze all’accordo in questione.

Perchè il Collegio di Vigilanza non è intervenuto tempestivamente, con le varie modalita’ che l’AdP dispone? L’articolo 3 (“Collegio di vigilanza e attività di controllo”), infatti,prevede la costituzione di detto Organo la cui primaria competenza è quella di “Vigilare sulla piena, tempestiva e corretta attuazione dell’AdP”’e l’articolo 22 (“Contestazioni e inadempimenti”) gli impone di agire qualora riscontri che i soggetti attuatori non adempiano agli obblighi assunti nei tempi previsti.

A dilatare ulteriormente i tempi è intervenuta, nel settembre scorso, la Corte dei Conti (Delibera n. 9/2008/P) che ha bocciato la Delibera Cipe di approvazione del progetto preliminare M3, sbarrando la strada al finanziamento di quello definitivo (8,6 mil di euro). La Corte ha posto un enorme macigno sul progetto M3 e non riusciamo a immaginare come un Ministro possa porre rimedio, a rilievi di tale entita’, entro fine 2008. Come promesso da Matteoli al Presidente della Provincia Penati. Le criticità alla base del giudizio bloccante della CdC sono di diversa natura: tecnico-progettuale, giuridica e molto pesanti. Si possono sintetizzare nei seguenti tre punti:

1)    La Delibera CIPE di approvazione del progetto preliminare M3, nelle mani della Corte dei Conti, riporta in allegato una relazione dell’allora Ministro dei trasporti BIANCHI in cui quest’ultimo esprime parere negativo al progetto ritenendo “opportuna una rivisitazione progettuale del sistema . Ferrovia e non “Metro’ “che consenta un maggior contenimento dei costi di costruzione, attraverso la riduzione delle tratte interrate e che sia più in sintonia con le altre iniziative di sviluppo del territorio, in atto e in progettazione, per aumentare la domanda di trasporto del prolungamento.”



Il dramma è che la Corte dei Conti tiene conto di tali “gravi riserve”, cosi’ le definisce citandole nella delibera di blocco. Lascia esterefatti constatare che, sia il Ministro, sia la Commissione Metropolitane (vedi punto 2), ignorino cio’ che tutti sanno: il prolungamento M3 sarebbe potuto costare la metà se fosse stato rispettato il “PRG” del territorio. I “cannocchiali” che i Comuni esterni a Milano avrebbero dovuto lasciare come servitù per il passaggio di una strada ferrata in superficie, come da PRG,  sono stati in gran parte venduti dalle Amministrazioni Comunali e occupati da costruzioni. Quei terreni non sono stati posti in salvaguardia. Il progetto preliminare in oggetto ha quindi potuto utilizzare solo i pochissimi corridoi rimasti. Per cui, anche ipotizzando di sostituire il metrò con una ferrovia il problema non cambierebbe: vi sono tratti in cui l’interramento è obbligatorio ed i costi lieviterebbero in analoga maniera.



2)    La Corte riporta anche il parere (obbligatorio ma non vincolante) reso dalla Commissione sulle Metropolitane in cui si afferma: “che il progetto preliminare per la realizzazione del prolungamento della linea M3 da San Donato a Paullo debba essere rielaborato a livello di sistema e di soluzioni tecniche tali da consentire una sostanziale riduzione del costo di costruzione, nonché del costo di gestione dell’esercizio”. Aggiunge inoltre che “tenuto conto dei dati trasportistici e delle frequenze ipotizzate, si rende necessario valutare la possibilità di adottare un diverso sistema di trasporto pubblico locale…ferroviario piuttosto che metropolitano. Ne consegue che i costi di costruzione risultano esorbitanti rispetto alla conurbazione servita sia per quanto riguarda l’infrastruttura prevista per una buona parte per interrato sia per quanto riguarda la tecnologia di sistema


Per cui, secondo la Corte:“il tenore di tali pareri è tale da far ritenere non ancora matura l’istruttoria per l’approvazione del progetto preliminare, sia per quanto riguarda il profilo tecnico (da “rielaborare”), sia per quantoconcerne il profilo finanziario (che “necessiterebbe di una sostanziale riduzione del costo di costruzione”).“  Per cui la Corte decide:La non conformità a legge della delibera (CIPE)  stessa”.

Ministro(Bianchi) e Commissione Metropolitane rilevano anche una presunta scarsa domanda di trasporto, del prolungamento M3, in termini di passeggeri/h. Ma un documento redatto dalla Regione Lombardia nel 2004, stima un’utenza di ben 15.000 passeggeri/ora, la piu’ alta se paragonata a tutte le altre linee in progetto, presenti in quello studio. Stime che, aggiornate, sarebbero sicuramente più alte, a fronte della forte espansione immobiliare che  interessa il territorio in oggetto. Da notare che lo stesso documento, ma anche la scheda 17 dell’allegato 4 all’AdP, definiscono la direttrice Paullese “un’area caratterizzata da condizioni di congestione e di estrema saturazione del traffico”.

3) Infine, la Corte afferma che la delibera CIPE in esame, cosi’ com’è, non potrebbe rientrare tra quelle opere la cui realizzazione è assicurata attraverso le risorse e le procedure della legge obiettivo. Problematiche puramente giuridico-procedurali il cui peso non siamo in grado di giudicare, rispetto a quelle sicuramente gravi, di natura tecnica, sopra citate. Quel che sappiamo per certo è che contribuiranno a spostare in un futuro sempre troppo remoto l’avvio del progetto.

 
Quelli appena visti non appaiono rilievi di poco conto. Come si puo’ pensare di portare a soluzione tali problematiche entro fine 2008, come annunciato dal Ministro Matteoli anche sui giornali proprio in questi giorni? Perché si perseguita a diffondere un’informazione che non corrisponde alla realta’ dei fatti? C’è qualcosa in tutto cio’ non convince. Crediamo sia legittimo cominciare a pensare che vi possa essere della malafede in chi sta tirando le fila di questo AdP, diluendo i tempi delle cosiddette “opere compensative” (la carota) attraverso improbabili e vaghe promesse, mentre, nel frattempo, il cronoprogramma della TEM (il bastone) avanza senza intoppi. 

L’AdP del 5 novembre 2007 è stato così denominato: “Accordo di Programma per la realizzazione  della Tangenziale Est Esterna di Milano e il potenziamento del sistema della mobilita’ dell’est  milanese e del nord lodigiano”.  Per cui poggia su due gambe ben precise. Se una delle due viene meno, resta un accordo zoppo. Il Presidente Penati si è testualmente espresso cosi’ sull’argomento:“Vi è un unico AdP e, al suo interno, non vi sono accordi di serie A e accordi di serie B. Vi deve essere una soddisfazione per tutti, anche per questo territorio che viene ferito dal passaggio della TEM ”, E ancora:”Il prolungamento M3 è un obiettivo inamovibile e se venisse meno, rigetteremo l’intero AdP.”   Penati ha ben definito, metaforicamente, il passaggio della TEM come una ferita sul territorio che attraversa. E così è. I Sindaci hanno dovuto accettarla per poter avere, in contropartita, quei miglioramenti che la mobilita’ pubblica attende da sempre. Hanno ingoiato il boccone amaro rappresentato dall'aumento a livelli esponenziali dei PM10 e polveri sottili a fronte dei 70.000 veicoli stimati di portata giornaliera della TEM, in un'area in cui si registra la piu' alta percentuale di tumori a livello mondiale. Un’analisi costi-benefici, basata su dati della Regione Lombardia, evidenzia come questa Tangenziale produrra’ costi economici e sociali non indifferenti: al giorno per ogni chilometro, 4.900 euro in emissioni atmosferiche contro i 534 della metropolitana, e 4.200 euro per incidenti, contro i 74 del mezzo pubblico. Costi che saranno sostenuti, come sempre, da tutti noi, in modo diretto o indiretto. Cio’ nonostante i Sindaci e cittadini hanno accettato le rose e le spine. L’hanno fatto nella consapevolezza che, insieme alle altre opere promesse, l’estensione della M3 rappresenta un progetto ecocompatibile. L’unico intervento in grado di sgravare il traffico sull’asse Paullese e che puo’ contribuire, insieme agli altri prolungamenti previsti, a liberare Milano dalle auto. Un’infrastruttura che in altri Paesi sarebbe stata in cima alle priorità, da noi viene considerata opera compensativa. Le priorita’ espresse di recente dall’assessore competente Croci, indicano che il Comune di Milano pensa e progetta la propria mobilita’ pubblica con una logica “Milanocentrica”, medioevale, tutta circoscritta all’interno delle proprie mura, anziché allargare le braccia oltre i propri confini, come hanno fatto altre citta’ europee con le quali ha la pretesa di confrontarsi. Parigi, un esempio fra tanti, esce dai propri limiti cittadini, con le proprie linee Metropolitane, fino oltre i 40 km (linea A) in tutte le direzioni. I finanziamenti pro Expo considereranno unicamente la linea M6, come ha riferito Filippo Salucci, Direttore del Settore attuazione Mobilità Trasporti del Comune di Milano, a Pantigliate il 1 luglio scorso. Dichiarazione che non ci ha sorpresi in quanto, nel dossier relativo all’evento, il prolungamento M3 è l’unico che non appare, nonostante gli accordi sottoscritti anche dal Comune di Milano il 31 luglio 2007. Il problema sotteso a tali considerazioni è la mentalita’ da cambiare profondamente ed una mancanza di volonta’ politica, piu’ che di fondi. L’accordo del “ferro”, previsto dall’AdP, è un intervento pubblico che si giustifica in quanto presenta benefici sociali superiori ai costi sociali, in grado di garantire che l’investimento pubblico porti con se’ un miglioramento del benessere collettivo. Crediamo sia nell’interesse di tutti impiegare ogni sforzo per spostare l’ago della bilancia a favore del mezzo pubblico, contribuendo in maniera decisa a offrire una valida alternativa al mezzo privato fuori dai confini delle citta, con benefici anche a favore di chi vi risiede. Non vi è nulla di nuovo da inventare al fine di perseguire uno sviluppo ed una mobilita’ sostenibili. Basta volgere lo sguardo fuori dai patri confini per attingere agli innumerevoli esempi virtuosi gia’ realizzati. 

Crediamo, infine, che l’individuazione delle priorita’ dei vari progetti infrastrutturali debba procedere tenendo conto del tasso di presenza e di efficienza della mobilità pubblica, area per area: vi sono territori in cui un servizio pubblico esiste, seppur migliorabile, ed altre che rappresentano un vero e proprio deserto

Cominciamo seriamente a dubitare sulla solidità delle convinzioni degli attori principali sul palcoscenico dell’Accordo di programma in questione e crediamo ci siano, gia’ sin d'ora, sufficienti motivazioni perchè l’intero AdP possa essere rigettato da parte dei Sindaci.

Franco Valenzano Presidente CPM3




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Postato da: fraval a 15:15 | link | commenti
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